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Jamani onlus si fa in otto per l'Africa

30 Ottobre 2011-Il Centro

Missionari/1.Partenza per la Tanzania:direzione Veyula e Dar es Salam

Tutto ha inizio il 18 novembre dello scorso anno quando l'associazione Jamani organizza alcuni incontri di formazione all'esperienza missionaria. Ci siamo ritrovati al Centro parrocchiale Mons. Antonio Zama a Piano di Sorrento per diversi incontri formativi con il nostro Parroco don Pasquale Irolla e, per l'aspetto più pratico come lo studio della lingua Swahili, alla scuola San Michele con tanto di lavagna e banchi...! La nostra Associazione Missionaria Jamani onlus, ha voluto dare l'opportunità ad alcuni giovani di poter affrontare un discorso missionario avvicinandosi all'associazione, al suo "lavoro" e perché no, a chi si sentisse pronto, a partire per l'Africa per un'esperienza missionaria in luglio o in agosto. Gli incontri hanno avuto temi diversi ma lo scopo principale era quello di trovare in se stessi le motivazioni giuste, la forza e la volontà di mettersi in gioco ed affrontare anche il viaggio in Africa con la voglia di tornare diversi e essenzialmente migliori di quando si è partiti. Il gruppo si è formato poco per volta, alcuni hanno resitito, altri hanno rinunciato...capita! Abbiamo imparato a conoscerci incontro dopo incontro, l' emozionante tensione saliva giorno per giorno, i preparativi, la prenotazione aerea, i biglietti... e d'un tratto è arrivato, per otto componenti il gruppo, il momento di partire! Tante le motivazioni, le aspettative e i sogni che hanno spinto questi giovani a vivere la missione, ognuno nel suo cuore sa ciò che l'Africa ha poi lasciato in se e nella sua crescita personale, io ne sono certa che "l'Africa ha colpito ancora..." ho letto questo negli occhi di ciascuno di loro veterani e non perché ho avuto la fortuna di essere testimone di ognuno questi sguardi! Qualcosa di sconosciuto a tanti muove dei giovani nel loro intimo e li spinge a rinunciare alle proprie vacanze comode sotto l'ombrellone, per andare in quei luoghi di cui ha tanto sentito parlare, quando ci si ritrova sembra di vivere fuori da se stessi, come in un documentario in cui si è protagonisti! Il primo gruppo composto dalla sottoscritta, da Gianni Pollio, Pasqualina Cioffi, Monica e Lucio che tornavano insieme in Africa dopo circa dieci anni, è partito il 23 luglio alla volta della missione di Veyula in Tanzania. Siamo stati ospitati, come sempre, nella missione delle suore di Ivrea che vivono in Africa da più di quarant'anni donando la propria vita a Dio anche attraverso il popolo africano. La missione di Veyula offre tantissime opportunità di conoscenza dei luoghi e delle persone, che la abitano e la frequentano: il dispensario medico sapientemente gestito con ottima organizzazione da sr. Rita, vede l'avvicendarsi di questo o quel malato affetto da malattie da noi ormai debellate, sconosciute o tenute più o meno a "freno", a cui è offerto un servizio ed un'efficienza che da noi sono rarissime...! La mensa dei poveri dove, a turno ciascuno si è cimentato nel preparare il cibo, scodellare e ripulire gli ambienti che ospitavano ogni giorno circa 190 tra anziani, storpi, ciechi, donne sole con bambini e in generale persone impossibilitate a lavorare per svariati impedimenti fisici o mentali; La scuola materna gestita dalle suore dove circa duecento bambini, divisi per sole tre classi, muovono i primi passi verso il sapere. Indipendentemente dal luogo del servizio che prestavamo, riscoprivamo la bellezza del dedicarsi all'altro con gratuità ricevendo in cambio benedizioni e ringraziamenti solo per il fatto di essere lì con loro. E' proprio vero che donare se stessi arricchisce i cuore! Dopo appena 10, ma intensissimi giorni di permanenza, il primo gruppo lascia l'Africa e, ne sono sicura, anche un bel po' del proprio cuore già con la nostalgia e la voglia di ritornare per rivivere emozioni che scaldano il cuore! Il secondo gruppo che atterra all'eroporto internazionale di Dar es Salam ex capitale del Tanzania, è composto da Felicetta Barbato, Simone Cacace e, dulcis in fundo Angelo Salvati che, a pochi giorni dalla sua laurea ha deciso di partire così, su due piedi, senza pensare tanto e cogliendo l'occasione quasi per caso. Anche questo gruppo, dopo i primi due o tre giorni di adattamento, si è calato totalmente nell'esperienza più forte della loro vita, almeno per ora! Ho ammirato in questo gruppo, come anche nell'altro, la capacità di essere disponibili a tutto, nel fare, nel non far nulla, nel lasciarsi andare alle emozioni e nell' imparare...

Perché chi decide di andare in Africa deve sapere che non si va a cambiare il mondo, che siamo noi a doverci adattare, che siamo ospiti, perché si tratta di vivere e condividere, sia pur per un breve periodo, la vita di un popolo che della sopravvivenza nella sofferenza ha fatto la sua bandiera, pur nella riconoscenza dimostrata attraverso il sorriso e l'accoglienza. Il soggiorno alla missione ha portato sicuramente tanti frutti in noi ma ha lasciato in quella terra oltre al nostro ricordo, un segno che sarà opportunità di un nuovo inizio per tanti... l'Associazione Jamani onlus ha preso in custodia un nuovo progetto: ripareremo un pozzo in disuso da tempo e un mulino per macinare il granoturco raccolto dalla gente dei villaggi. Il progetto è nato anni fa con le suore che hanno donato gestione un pezzo di terra da coltivare alle donne del "progetto donna", con i proventi dei raccolti (ortaggi, verdure e alberi da frutto) le donne del gruppo avevano la possibilità di sostenere se stesse e le proprie famiglie. Da tanto tempo il progetto era fermo e il terreno in stato di abbandono a causa della rottura della pompa del pozzo e anche del mulino, noi di Jamani onlus abbiamo voluto ridare a queste donne una speranza in un futuro lavorativo ripristinando ciò che c'era per una nuova ripartenza. Nei giorni trascorsi sono state tante le emozioni spesso anche la commozione, fino alle lacrime, ha preso il sopravvento... vedere un bimbo che piangeva sofferente mentre gli curavano le ferite delle ustioni che si era provocato; trovarsi di fronte agli enormi Baobab, tanto cari alla nostra comunità per le esperienze vissute ai campi scuola, ai ritiri con il testo de "il piccolo Principe", e la voglia, per Simone in particolare, di volerli scalare tutti! Quanta voglia di sfamare, lavare e curare tutti i bambini che incontravamo ai villaggi e si moltiplicavano ad ogni nostro passo, ma la realtà è che loro sono così, che vanno accettati e amati anche se pieni di polvere perché l'acqua, il bene più prezioso in Africa, è talmente rara che sicuramente non la utilizzano per lavarsi tante volte, che quei bambini sono belli così, felici di vivere scalzi e gioiosi di ricevere una caramella che, non conoscendola mangiano senza scartarla! E' Questo che cerca chi vuole vivere un' esperienza in Africa: emozioni, gioie, ritorno alle proprie origini dimenticando, almeno per un po' di giorni, la frenesia del nostro vivere quotidiano, le lotte che ci logorano giorno dopo giorno, vivendo l'essenza della vita nell'essenzialità delle cose. A presto Africa Tutaonana (per la traduzione di questa parola rivolgersi a Simone Cacace che in poco tempo ha imparato il Kiswahili meglio di me che vado in Africa da anni...!)
Valeria