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Nella terra dell'alba e della solidarietà
Missionari in l'Africa. Le impressioni raccolte dopo il viaggio d' amore in Tanzania
28 febbraio 2010
'" NELLA TERRA DELL'ALBA E DELLA SOLIDARIETA' Pregano di ritornare in quella grande famiglia dove parlano e sorridono con gli occhi
DI IOLE FILOSA
Li abbiamo lasciati prima delIa partenza due numeri fa.Direzione Tanzania. E il gruppo missionario composto da Salvatore Castellano, Nello De Angelis, Angela Esposito, Luca e Monica Mormile, Peppe Pane e Massimo Ruggiero, che fa capo all' associazione Jamani,onlus dedita al volontariato in Africa. Li ritroviamo dopo un mese per raccogliere i frutti elle emozioni del loro viaggio e del loro lavoro. Ci ospitano in una riunione di ricognizione post missione. Sono seduti in cerchio nella mansarda del centro parrocchiale" A. Zama" di Piano di Sorrento e condividono esperienze, discutono progetti, si confrontano e seminano per le missioni e i missionari futuri. Partire per l' Africa forse non è da tutti ma dona qualcosa a tutti. Ed è la certezza del dono che accomuna le riflessioni di ognuno di loro, uno dei motivi per cui chi è andato ritorna con il desiderio di riandare , intimamente consapevole che non sarà mai l'ultima volta. " Abbiamo portato a termine l'impianto elettrico che lasciammo a metà tre anni fa- ci racconta Luca Mormile- mettendo i pannelli fotovoltaici e portando la luce alle suore e alle camerette che all'epoca erano rischiarate da lumi a petrolio: A giorni partirà mio nipote perché abbiamo trovato un regolatore di tensione bruciato sui pannelli fotovoltaici e ci vorrà qualche giorno per metterlo a posto. Inoltre stiamo organizzando il nuovo progetto per il pozzo: C'è una ditta cinese che al momento sta lavorando e ha promesso la perforazione. Quando saranno pronti con la perforazione andremo noi per l'istallazione dei motori». Un cantiere sempre aperto quindi è sempre, necessariamente, supportato da tanta buona volontà e tanta voglia di realizzare. Nelle missioni in Africa traguardi e partenze coincidono in maniera tremendamente evidente. E se è vero che ogni obiettivo raggiunto si amplifica in Africa considerate le condizioni, è anche vero che le mancanze sono altrettanto amplificate dalle innumerevoli necessità. Il gruppo che ha costituito l'ultima missione, sospinto da questo binomio ormai assodato come indivisibile dall' esperienza, racconta di sè. La domanda,uguale per tutti, verte su ciò che ha significato partire per ognuno di loro ora che ha avuto luogo anche il ritorno, ora che la quotidianità ha rivestito la consuetudine dei gesti, ora che il nome Africa ha per loro un colore ancora più acceso di tenerezza e familiarità, di sudore e soddisfazione, di nostalgia e forte,fortissimo affetto. Quale immagine o sensazione ricorre più frequentemente nella vostra mente in questi giorni post missione? A cosa pensate più spesso ora che siete a casa? Salvatore Castellano: Penso alle suore, al cielo stellato, ai tantissimi bambini, al senso del tempo che si vive lì, lontano dai ritmi frenetici di qua. Penso a miliardi di cose e mi trovo a ringraziare il Signore per aver vissuto questo tempo e quest'esperienza. Nello De Angelis: Penso alla semplicità di vita. Questo è stato secondo me il passaggio più importante, è una cosa che io almeno avevo un po' dimenticato, preso dalla routine, dalle corse, dallo stress, dall'inutilità di tanti gesti Lì sono entrato in un altro mondo e alla fine ho capito la vita e semplicità, è il fare senza avere troppe aspettative E' la cosa più bella di questa esperienza, questa prima esperienza africana. I momenti belli sono stati tutti o quasi tutti. Ho una grossa gioia, non ho nostalgie, ho una grande gioia nel cuore che cerco di trasmettere nel quotidiano, cosa fondamentale, e con la serenità di dire che ritornerò in quella grande famiglia, tra quelle persone "mie" persone amiche. Angela Esposito: Ora sono qui penso spesso ai colori della natura, del cielo all' alba che spuntava dietro il Kilimangiaro, ai tramonti e agli occhi dei bambini. Porto dentro la semplicità, l'umiltà e la forza. L'Africa è una terra bellissima che ha bisogno ma nello stesso tempo dona veramente tanto e prego già di ritornarci Luca Mormile: Penso alla felicità di vedere negli occhi dei ragazzi la novità per quel che facevamo. Qui da noi si fanno tante cose che possono anche essere inutili, Lì una piccola cosa risolve tanto ed è una soddisfazione realizzare e portare a termine un progetto, vedere la felicità delle suore che vedono cose mai fatte e soprattutto fatte con la voglia di chi effettivamente parte per realizzarle. Tutto ciò lascia una gioia nell'anima che non si può immaginare. E ‘il terzo anno che vado, è passato un mese e ho già voglia di riandare, l' Africa attira troppo. Monica Mormile: Penso al cielo, all'alba, ai bimbi, alla sensazione di sentirsi a casa, di esser tornata a casa mia. Sono molto legata alle suore, mi hanno cresciuta. Quando sto qui penso a loro. E penso che io in Africa ci tomo. Come dissi tempo fa al giornale (intervista di coppia "II Centro" anno 3 num. 6 (24) pag. 12), tra i progetti miei e di Lucio (il marito ndr) c'e di prendere una casa Ii. Per me I' Africa e fare esperienza di Cristo, del Vangelo, di vederlo tra le strade, tra la gente. Giuseppe Pane: L'immagine che mi ritorna più spesso in mente da quando ho fatto ritorno a casa sono i bambini che con gli occhi chiedono tutto e hanno bisogno di tutto. Sono appena tornato e ho già tanta voglia di ritornarci!. Massimo Ruggiero: Spesso mi vengono i flash degli occhi dei bambini delle capanne. Tante immagini, non una sola ricorrente. Porto dentro la sensazione di essere andato a trovare una famiglia. Quando sono andato là sapevo di andare a incontrare persone che conosco e a cui voglio bene e che a loro volta mi conoscono e mi vogliono bene. Nonostante la distanza e come sentirsi a casa. Ed è un rapporto che va al di là della singola esperienza,continua anche nel ritorno a casa, nella preghiera, nello scriverci un biglietto ogni tanto, nello scambiarci le foto. Dopo la prima volta I'Africa mi e rimasta dentro ed è la settima volta che ci vado.
