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Riflettori puntati su Langobaya
28 Dicembre 2008 - Il Centro
Spettacolo. Serata di beneficenza: “Jamani” e “Teatro mio” unite per il Kenya
In scena la travolgente commedia dell’uomo diretta in due atti da Bruno Alvino
L’assiduo lettore del “Centro” ormai saprà dell’esistenza di un’associazione ricca di giovani anime generose della nostra parrocchia che hanno fondato la Jamani Onlus e che tanto si danno da fare per aiutare l’Africa, e non solo, a venir fuori dalla miseria, dalla mancanza di adeguate condizioni igieniche e di istruzione. Ebbene, riprendiamo da dove eravamo rimasti! La Jamani, patrocinata dal Comune di Piano di Sorrento, ha presentato, venerdì 28 novembre, una serata di beneficenza a favore della causa africana. L’obiettivo concreto per cui ora si sono mossi è mirato alla costruzione di una mensa per il villaggio di Langobaya, in Kenya, a cui è stato destinato tutto il ricavato dello spettacolo teatrale tenutosi al “Delle Rose” dall’associazione culturale “Teatro Mio” di Vico Equense. A tutti i partecipanti è stata regalata una candela in segno della piccola luce che ognuno di noi ha contribuito a portare in questi luoghi così lontani dal nostro mondo e dalla nostra mentalità, «la stessa luce - dirà Chiara Scala durante la presentazione - che noi vediamo ogni volta negli occhi dei bambini africani!». “Meno male che c’è Attilio” è una tipica e divertente commedia napoletana ambientata negli anni ‘60 in cui figurano, in condizioni di pari importanza e bravura, personaggi tipici come o’ pazzo, o’ ncacaglio ma anche l’approfittatore, la badante ucraina e quello che a prima vista sembrerebbe il pappus della situazione, come direbbero i cultori della commedia latina, cioè il vecchio babbeo che in realtà però qui prende man mano le sembianze di un anziano saggio, un capofamiglia profondo conoscitore dell’animo umano e per questo ossessivamente affezionato al suo cane dal nome volutamente poco animale, Giorgio. Questi personaggi estremamente esilaranti si rivelano, nella loro accurata enfatizzazione, carichi di significato umano e sociale. Essi sono stati intrecciati in una storia unica che racconta varie sfaccettature, varie tipologie di essere umano che malamente riescono a comprendersi e a convivere in questa famiglia napoletana che trascorre le vacanze estive in campagna. L’Attilio che tutti noi spettatori attendiamo altri non è che la personificazione delle esperienze negative della vita che ognuno di noi deve subire ma che, meno male che ci sono, ci aiutano a crescere e a salire i piani del “palazzo”. «La vita è come un palazzo - dice il saggio nonno Nicola - ogni volta che cresciamo saliamo un piano e iniziamo a vedere le cose da un’altezza maggiore ». Quella visione dell’intero che nonno Nicola possiede e dalla quale comprende, prima di tutti, le cattive intenzioni di Attilio cercando di metterne in guardia il nipote Andrea, che puntualmente riceve la sua prima, grande delusione: il tradimento di un amico. Alla fine tutti i personaggi compiono un loro percorso di crescita e il pazzo zio Raffaele riuscirà a dire l’unica frase che appare sensata e attinente e cioè che il mondo è tutto un bidone di munnezza nel quale noi veniamo gettati fin dalla nascita. Ma le parole rincuoranti dell’omosessuale Celestino lasciano ancora uno spiraglio di speranza nel cuore del giovane Andrea, quella speranza che la Jamani, insieme a moltissime altre associazioni, rappresenta per l’Africa.
Costanza Martina Vitale
